
Volevo aggiungere al mio ultimo post una considerazione alla luce anche della diatriba che si sta svolgendo a proposito della manifestazione di sabato. Siccome nel precedente post ho detto che il governo sta combinando diverse pataccate il che – bada caso – coincide con le argomentazioni di quei fessi del pd e compagnia pessima, volevo affermare con forza la mia posizione – assolutamente ininfluente peraltro – a proposito del fatto che il pd, il governo ombra, quel fascista di Di Pietro e tutta quella cricca di scemi non costituiscono nella maniera più assoluta un’alternativa valida alle pataccate del governo-luce (tanto per intendersi). Da sei mesi si sono distinti per la totale assenza dalla scena politica, ricadendo nella vecchia, vorrei dire vetusta, polemica antiberlusconiana, senza proporre una – ma nemmeno una – idea qualsiasi alternativa alle decisioni governative.
Vorrei anche sottolineare che da quanto si capisce (anche dalle dichiarazioni dell’ectoplasma Ueltroni ad annozero) a parte la considerazione di “che paese è questo” “come si fa a andare avanti così” e via smenandola, non c’è una proposta alternativa se non quella della preservazione dello status quo, perfettamente in linea con la politica perseguita dal vecchio PCI, poi dal PDS, quindi dai DS fino ad arrivare ad oggi. Ergo non vorrei che le mie dichiarazioni precedenti fossero prese per una appoggio a questa generale insipienza messa in mostra così platealmente da questi fagiani.
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Allora trovo cinque minuti per qualche pensiero sparso dopo oltre un mese di silenzio dovuto al fatto che l’azienda (pubblica) cui dedico la maggior parte del mio tempo e delle mie energie è sull’orlo del collasso, la qual cosa mi getta in una prostrazione e – di converso – in uno stato di rabbia e voglia di reagire in maniera violenta (quest’ultima è l’opzione che di solito prevale).
Saltelliamo qua e là dunque per qualche minuto poi vi lascio.
Prima cosa: Kossiga boia! Ma io mi domando e dico se è il caso di andare ad intervistare uno che è stato un criminale e nemmeno piccolo che rilascia dichiarazioni del genere:
Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì
E poi pubblicarla l’intervista. Roba da matti. E pensate che questo assassino è stato presidente della Repubblica, come – d’altro canto – quell’altro bel personaggio di Scalfaro.
Poi: io non è che per principio sono antigovernativo, ma certo che fanno delle pataccate, diobono … Per esempio – per rimanere su un argomento che mi sta particolarmente a cuore – la legge 133/2008 è un’immondizia insopportabile. Appetto al disgustoso intreccio di incompetenza, maramalderia e – in ultima analisi – cialtroneria dimostrata dalla parte docente dell’università, queste fave tagliano i finanziamenti coi quali vengono pagati quasi esclusivamente gli stipendi, colpendo in questo modo solo le parti più deboli e malmesse, lasciando intatti tutti i privilegi dei baroni e tagliagole simili. A tal proposito vorrei segnalare questo simpatico blog che mi sembra si prefigga un’operazione particolarmente meritoria.
Ma anche i poveracci e non che sono colpiti da queste belle disposizioni fanno un casino confondendo le carte in tavola. Volete un esempio? Nel decreto 137 (il famigerato decreto Gelmini) non si fa parola dell’università. Appare chiaro che se neanche si leggono le leggi che ci riguardano diventa difficoltoso oltremisura anche solo difendersi.
E a proposito di links interessanti vorrei segnalare questo. Questo signore sarà vecchio e malato, ma ancora ha da dire qualcosa. Fra l’altro si intuisce dal tenore del sito che il companero legge e parecchio (e capisce anche quello che legge, condizione non rispettata da diversa gente che conosco).
Rilevo anche che ci siamo quasi persi l’ Ammiraglio (perso in tutti sensi, dacché ha lasciato la nostra compagnia e non posta da quasi un anno, peggio di me), nonché l’amata Judina (anche lei riesce a far peggio di me).
Un perioduccio, va detto. Beh, tiriamo avanti e vediamo che succede prossimamente.
Ave et vale.
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Ho in mente e sto preparando un bel post della serie “fritto misto” o – come pomposamente l’ho ribattezzato – “metà ta fusikà“, ma devo ancora limarlo nella mia testa.
Per riempire questa pausa volevo dire che io a questo ragazzo voglio veramente bene e tendo a giustificare tutte le sue manie che vengono perlopiù oscurate dalla sua arguzia e dalla sua non comune lucidità e capacità analitica.
Quello che non riesco a capire e che mi irrita profondamente è questo continuo magnificare i prodotti della Apple che: 1) a parte il design non sono così ben riusciti come egli (e molti altri) continuano a dire; 2) sono roba da fashion victim; 3) sono prodotti da un’azienda che si sta avviando molto rapidamente a sostituire la Microsoft, ed anzi a fare di peggio, nel ledere i diritti delle persone con tasse, balzelli, divieti e notifiche alle autorità (in)competenti di presunte o vere violazioni del diritto di copyright, per giunta facendo pagare tutto questo un botto di soldi.
Tutto ciò mi rende molto perplesso. A presto.
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Sir Francis Drake è TOTALMENTE d’accordo con quanto viene detto qui, con l’unica aggiunta desolante che qualcosa forse si può rimediare, ma è veramente poca roba perché ormai come diceva il mitico Gino Bartali “gli è tutto sbagliato. gli è tutto da rifare”. Bisognerebbe prendere tre o quattro professori in gamba e clonarli – senza mezzi termini – per circa seimila volte e mandare alla Simmenthal in vagone piombato tutti gli altri per vedere qualche effetto davvero.
Comunque per il momento vediamo che succede se davvero Mariastella lo fa …
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Ho sempre ammirato, anche per una stretta vicinanza di interessi (coltivati molto meglio da lui che da me, ovviamente), lo scrittore triestino Claudio Magris. Tanto che posseggo anche alcuni articoli che ho dovuto faticare per avere (ad es. “La geometria del caos”, un articolo su Thomas Bernhard pubblicato da Magris sul “Veltro”, una rivista che non si trova propriamente dal giornalaio). E, pur mantenendo una profonda idiosincrosia per i giornali italiani – che a più riprese ho etichettato come “immondi fogli di merda”-, il Corriere mi è sempre parso il meno disumano soprattutto per la presenza di tutto sommato rari scritti di Magris.

Quando però si scrive una frase del genere, secondo me si va un po’ oltre la bravura:
ognuno di noi fa sempre esattamente quello che può, secondo i talenti ricevuti dall’imperscrutabile disegno divino, che li distribuisce in misura sorprendentemente diseguale; se ad esempio una persona sa fare solo pernacchie, non le si può chiedere di scrivere L’Infinito, di scoprire il modo di sconfiggere il cancro o di creare la pace in Medio Oriente.
Più che di Magris sembra di Gadda. Ma tutto l’articolo che leggo oggi prima di prendere una settimana di ferie, merita la lettura ed è largamente condivisibile nella forma e nella sostanza. Duole fra l’altro considerare la veridicità lampante di ciascuna delle affermazioni lì contenute perché chi – come il sottoscritto – si sbatte tanto per una squadra che – chiaramente – gioca a vinci-perdi ed ha un allenatore (ha avuto una serie di allenatori) che fa veramente scareggio e vomito, si sente diminuito nella propria funzione sociale ed intellettuale.
Meno male che ancora esistono persona oneste e lucidamente critiche, anche se – credo – largamente inascoltate. E Magris è una di quelle e con questo brevissimo post estivo voglio ringraziarlo per la sua ininterrotta attività intellettuale (anche in concomitanza di tragedie personali non indifferenti).
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Insomma mi ero in un primo momento fatto affascinare da questa idea dell’iPhone, visto che il lancio pubblicitario lasciava trapelare interessanti novità. Tanto che avevo pensato di farmelo comprare negli Stati Uniti a minor prezzo. Poi me lo sono studiato e – per giunta – essendo membro della Free Software Foundation ho ricevuto diverse mail di chiarimento che non solo mi hanno dissuaso dall’acquisto, ma mi hanno spinto a fargli cattiva pubblicità. Un prezzo spropositato, l’impossibilità di inviare gli mms, l’impossibilità di inoltrare gli sms, la scarsa qualità della fotocamera già mi parevano dei bei deterrenti.
Infine ho letto quanto si dice a proposito del duck test. E’ una roba pazzesca. Al di là della definizione di “telefono” che invece è né più né meno che un computer portatile, è impressionante osservare come la filosofia del DRM (Digital Right Management) abbia talmente impregnato questa operazione commerciale che qualsiasi deviazione dalla strada tracciata dalla Apple venga compiuta con un iPhone viene immediatamente notificata alla casa madre e a chiassà quanta altra gente , inclusa – mi immagino – la polizia di una ventina di Stati, i carabinieri, i berretti verdi e quant’altro.
Mi ricordo di una pubblicità di un’automobile della quale ironicamente Carlo Monni diceva: “Non compratila”. Appunto: non compratilo.
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Eh … beh … insomma … io vado in ferie dieci giorni. Fate un po’ cosa vi pare, io prendo la Golden Hind e me ne vo per altri porti, in particolare quelli irredentisti corsi. Purtroppo non potrò assistere alla Ghiurnata d’a’ Nazione (corsa ovviamente) che si svolge – bada caso – il 14 luglio (ma rendetevi conto! Dei geni … Festeggiano la nazione corsa il giorno della festa nazionale francese), perché devo tornare in carcere. Ci risentiamo eh!
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Meno male che c’è un’informazione equilibrata, coerente e soprattutto interessante anche sui giornali sportivi.
Guardate qui e ditemi voi!
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Posto poco perché ultimamente giro come un quattrino. Considerate che in dieci giorni sono passato da Siena (SI) a Viterbo (VT), Bomarzo (VT), Roma (RM), Marina di Camerota (SA), Siena (SI). Insomma ho fatto un pacco di chilometri.
Per fare una coda di polemica così tanto per farla va detto che quando sono andato a Marina di Camerota è andato tutto bene fino a Salerno dopodiché sono entrato sull’A3, la famigerata Salerno – Reggio Calabria e vi garantisco che è una roba veramente da subumani. Cantieri che durano trentadue chilometri, lastroni di cemento sottostrada che hanno disassato e che se ci si passa sopra a più di cinquanta km/h rischiano di mandarvi fuori strada. A chiamare autostrada quella trazzéra che le capre si schifano a metterci le zampe sopra ci vuole un coraggio da leoni. Non c’è un cartello che vi consenta di capire di dove si passa per raggiungere quei luoghi di villeggiatura (io c’ero per un congresso) che mi pare di capire sono l’unica risorsa del territorio. Alla fine ci sono arrivato e mi hanno consigliato per il ritorno una strada “alternativa” onde entrare a Battipaglia. Beh è una trazzéra schifosa ugualmente e attraversa Agropoli, Eboli e Battipaglia. Quindi non pensate di risparmiare tempo e fatica. Va beh ci sentiamo presto.
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Nel livornese con questa locuzione si descrivono i discorsi che partono da presupposti idioti e finiscono in conclusioni altrettanto idiote. Un esempio di utilizzo della locuzione è in Ovosodo il film del conterraneo Virzì che fa dire alla ganza del babbo del protagonista:Piantala di fare discorsi a gazzosa … al momento in cui Gabriellini pretenderebbe di andare all’università piuttosto che a lavorare dallo zio carrozziere. Mi sono chiesto per tanto tempo perché si chiamassero così e la risposta ancora non mi giunge. La parola “gazzosa” mi ricorda solo di quando mio nonno mi portava da bambino al mare sulle scogliere e si premuniva alla mattina di due mele e due gazzose che finivano diritto piantate nel bagnasciuga di ghiaiottolo che c’è ai barbacani sotto Viale del Popolo per tenerle fresche. L’acquisto avveniva davanti al municipio nella bottega di frutta di Egle, la nonna del Baco Telmo. Queste bottigliette di vetro erano simili a quelle della coca-cola e non avevano il tappo, bensì una pallina di vetro che – all’immissione della bevanda gassatissima – saliva fino al collo della bottiglia e lo chiudeva ermeticamente. Solo con un colpo secco dato col palmo della mano sulla bocca della bottiglietta permetteva alla pallina di schizzare via e rimuovere l’ostruzione.
Bando ai ricordi, ditemi se questo non è un discorso a gazzosa: Peccato che ci sia stata questa specie di assalto a questo asilo, ma credo che sia stato involontario, da quello che ho letto pensavano fosse parte dello stadio. Secondo voi chi lo può aver fatto se non quel cretino del presidente di quella squadra indegna? Prima ci dovrebbe spiegare – il cretino – come può essere un assalto ad un asilo “involontario” e quindi passare a spiegarci come possa costituire giustificazione il ritenere un asilo una parte dello stadio. Perché se era lo stadio era giusto assaltarlo? Ditemi voi.
E questa: Per volersi bene il requisito fondamentale è poter procreare. Stante che abbiamo capito perfettamente che agli italiani i ricchioni DICHIARATI (perché quelli che lo pigliano nel baugigi senza dirlo a nessuno non godono della stessa antipatia) stanno profondamente sui coglioni (e va be’ non è che si può essere simpatici a tutti), ditemi voi se si può fare affermazioni del genere … Che minchia di fondamento hanno? E questo è un ministro della Repubblica cui è rimasta impressa evidentemente ‘sta storia del pisellino e della passerotta che le hanno spiegato quando aveva cinque anni e da lì non si è più mossa. Bisognerebbe avere tutti l’opportunità di pigliarla a scapaccioni certa gente, altro che discorsi.
Dare del mafioso al presidente del Senato utilizzando gli argomenti che ha utilizzato Travaglio mi ricorda la figura del sorite, quell’argomento cioè che sfruttando la vaghezza dell’espressione cerca di dimostrare l’indimostrabile. L’esempio di scuola è quello del mucchio di grano. Se mille chicchi di grano sono un mucchio (espressione ambigua che non designa alcuna unità di misura), anche 999 chicchi costituiscono un mucchio, anche 998 e così via. Siccome non è stabilito esattamente cosa sia un mucchio anche due chicchi sono un mucchio.
Quanto ha detto Travaglio sta a significare – in quei termini – che TUTTI i siciliani sono mafiosi, in quanto hanno avuto per forza di cose in un momento qualsiasi della propria vita a che fare con dei mafiosi. Il che – se vogliamo fare i leghisti dell’ultim’ora – può anche essere condivisibile, ma se detto al bar e in conversazione privata e non alla televisione pubblica e in mancanza di qualsivoglia contradditorio. L’argomento estensivo – fra l’altro – porterebbe a concludere che – per fare un esempio – avendo Leoluca Orlando fatto il sindaco di Palermo ed avendo per questa ragione firmato ed avallato qualsiasi provvedimento edilizio riguardante il comune, egli sia da parificare né più né meno a Bernardo Provenzano, il che forse sarà anche vero, ma sicuramente non è provabile e quindi passibile di denunce sopra denunce per diffamazione per chiunque lo sostenesse.
Infine dico la mia anche su Sgarbi: allora quest’uomo nel novanta per cento dei casi ha in linea di principio ragione, sennonché è un essere indegno di una società civile ché non riesce ad argomentare se non con insulti gratuiti e sanguinosi che lo mettono regolarmente dalla parte del torto. E si ritorna all’argomento dle bar: se si dice al bar che Rutelli è un pezzo di merda anche solo per quello che ha combinato con l’ara pacis siamo tutti d’accordo perché non v’è chi possa sostenere il contrario. Quando però questo viene sostenuto ad alta voce ed in questi termini in occasione pubblica e senza il contradditorio l’orante si mette immediatamente nella posizione insostenibile del nemico politico, di chi vuole screditare con argomenti miserandi un amministratore che – con tutte le sue pecche – è senz’altro più civile di chi lo attacca.
Bisogna insegnare tutto a questi ragazzi …
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Forse è il caso di notificare al Signor Brunetta che per fare quelle cose tanto belle che dice lui (e che sono belle davvero) PRIMA ci si debba preoccupare di far sì che le infrastrutture che servono per attuarle (quelle di rete, tanto per capirsi) siano efficenti dovunque nel Paese, il che al momento è talmente lontano dall’esser vero da far apparire quest’uscita come una boutade, per non dire una presa per il culo ai danni dei cittadini.
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Eccomi qua di nuovo. Intanto un aneddoto che serve ad introdurre il post. All’epoca dei Limbo provavamo sempre a casa di Gianluca ed eravamo (lo sono ancora a dir la verità) in grande confidenza con i di lui genitori. Costoro avevano (ed hanno) una coppia di amici il cui essere maschile era uso apostrofare durante tutte le conversazioni il babbo di Gianluca con una frase fatta che era: “Gianfranco diciamocelo in faccia”. Tanto è entrata nelle nostre orecchie questa frase che il nome di costui mi risulta sconosciuto. So solo che si chiama Gianfrancodiciamoceloinfaccia. E con questo incipit vale la pena di fare qualche osservazione sulla realtà che ho raccolto in questi ultimi giorni che non ho aggiornato il blog.
Diciamocelo in faccia: questa storia della riesumazione di Padre Pio puzza da fare schifo di raccolta di offerte sostanziosissime per una delle zone più depresse del Paese. E fra l’altro non ho seguito bene la faccenda di questo tizio perché sinceramente non me n’è mai fragto un granché, però ora vorrei che qualche commentatore di questo blog mi dicesse perché minchia mai questo tizio è così famoso e adorato, tanto che quel vecchio rincoglionito di Giampaolo Medaglia d’Argento l’ha santificato (sia pure – va detto – insieme ad altri quattrocento e passa sconosciuti).
Diciamocelo in faccia: mai fidarsi dei preti. Una bella dimostrazione è stata questa incresciosa vicenda della lista del Giulianone, alla quale prima è stato mostrato grande appoggio da parte del clero, salvo poi questo appoggio ritirlarlo lasciando il povero mentecatto ciccione con le pive nel sacco. Loro lo sanno bene a chi devono affidarsi per proteggere i loro sudicissimi interessi ed infatti con cento candidati cattolici nel PD e duecento nel PDL chi le ha stravinte le elezioni? E il ciccione? Nulla.

Diciamocelo in faccia: l’ultimo dei disco degli Einstuerzende Neubauten è proprio bello. Arrivo a dire che è uno dei più belli di questa band. In particolare Nagorny Karabach che potete vedere qui sotto. Fra l’altro bisogna aggiungere ai meriti di Blixa e compagni di mettere a disposizione sul web tutta la propria produzione e venderla a due lire. Per non parlare del fatto che sono front line members della Electronic Fronteer Foundation per quanto attiene la lotta al copyright in musica. Sul loro profilo Last.fm i brani che si possono riprodurre sono completi e non di trenta secondi e l’Ammiraglio li ha visti dal vivo di recente e si è convertito ai Palazzi Nuovi che Crollano. Direi che può bastare.
Diciamocelo in faccia: l’ultimo disco di Madonna mette in mostra dei limiti mostruosi rispetto alla sua precedente produzione che – pur non essendo fra le mie favorite – brillava per originalità e accuratezza. Sarà il caso che cambi registro oltre che etichetta discografica. Comincia evidentemente a sentire l’età e vestirsi da budello non è che rimedi molto.
Diciamocelo in faccia: non c’è dubbio che io sia settario in musica, ma alla fine della fiera ascolto di tutto. Tuttavia la mia idiosincrasia non è mai stimolata tanto come di fronte alla band più odiosa di tutti i tempi: i Maroon 5. Mi fanno veramente schifo, li trovo odiosi, sciatti, ammiccanti in modo insopportabile, i loro pezzi sono un concentrato di stronzaggine insulsa come non è dato altrove di rilevare. Inoltre il cantante è anche un grezzo d’animo che non si è trattenuto dal fare rivelazioni a sfondo pesantemente personale sulla sua ex fidanzata, la tennista Sharapova. Insomma hanno tutte le carte in regola perché io mi auguri che facciano la fine di Buddy Holly o di qualche altra star morta in circostanze particolarmente atroci.
Diciamocelo in faccia: su questa storia della sicurezza sarebbe il caso di darsi più di una regolata. Intanto garantirla senza farci sopra le campagne elettorali (visto e considerato che le tasse le paghiamo sia che vinca uno piuttosto che un altro e che inoltre si tratta di un diritto costituzionalmente garantito, anche se in modo indiretto). Inoltre mi piacerebbe che si smettesse di ingenerare volutamente confusioni che poco giovano ai cittadini ed alla gestione della cosa pubblica. La parola italiana per designare chi è nato in Romania è RUMeno e non ROMeno, altrimenti si dà la giustificata senzazione che si voglia significare che i ROM sono tutti ROMeni, il che è ovviamente falso.
Quanto al discorso che i RUMeni sono a questo punto europei merita tutto un discorso a parte (che prometto da tanto, ma che è talmente complesso nel mio pensiero che devo ancora trovare il modo di ridurlo alla misura di un post efficace) che qui non è il caso di affrontare. Basti per ora dire che non ce ne può fregare di meno se sono di area Shengen o meno. Se fanno le cazzate (e le fanno come tanti altri Shengen e no) devono prendere le loro giuste pedate nel corpo e a casa senza passare dal via e prendere le ventimila lire, europei o no.
Diciamocelo in faccia: mi riempio di oscuro terrore quando vedo che esistono questi blog e e colgo l’occasione per osservare che l’amico Benny Icsvi è stato capace di stare una settimana negli Stati Uniti SENZA pronunciare MAI la parola Iraq. Mi piacerebbe sapere quanti dei sei miliardi di abitanti del mondo sarebbero capaci di fare altrettanto. Questo a dimostrazione delle enormi capacità dei pretacci, il che è quanto si asseriva anche poco sopra.
Diciamocelo in faccia: queste elezioni sono andate come sono andate e io non mi aspetto niente di buono e niente di cattivo. Stiamo a vedere. Quello che mi sembra sia stato poco messo in evidenza e che molti non abbiano quindi capito è che in questo Paese non sono solo i RUMeni a godere di scarsa simpatia e quindi di farne godere altrattanto poca a chi li appoggi in qualsivoglia maniera. Nel medesimo novero rientrano gli ecologisti, i no global, i ricchioni e i comunisti tout court. Strano che costoro (o almeno molti di costoro) continuino a far finta di niente prendendola evidentemente sotto gamba. Rischiano tra cinque anni di non avere una nuova possibilità.
Diciamocelo in faccia: quanto sopra ha portato la buona conseguenza che Diliberto e Giannetto non li vedremo più. Chi è Giannetto direte voi? Ma come sarebbe? Eccolo qua!
Beh mi sembra di aver vomitato abbastanza cattiverie. Ho rimesso il male. A presto.
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Ancora un po’ di silenzio perché sono incasinato a bestia e – pur avendo raccolto varie corbellerie da riferirvi – ora proprio non ce la faccio. Rischierei di sciuparle per mancanza di concentrazione. Ebbene sì mi ci vuole concentrazione per sparare le minchiate che sparo.
A presto (spero)!
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Ecco che giungo dopo un periodo di silenzio a parlarvi della Divina, cosa che avevo annunciato qualche tempo fa.
La Divina Diamanda Galas è una cantante e performer americana di origini greche, ma di origini non troppo lontane, nel senso che – al di là dei tratti somatici che potete vedere nella foto e che richiamano quelli di una pur molto più minuta Divina sempre greca – anche quando parla inglese, lo fa con uno strano accento, segno evidente della sua tendenza a mantenere ben solidi i legami con la propria cultura. E questo lo si può notare non solo da questi accenni, ma anche dalla sua produzione artistica.
Intanto – per tornare ai tratti somatici – va detto che hanno più di una peculiarità, tanto che se si guarano le foto di questa donna non bella, ma affascinante, possente, spigolosa ci si rende conto che risulta sempre diversa e mutevole, pur mantenendo intatta la propria personalità ed il proprio magnetismo, pur risultando – insomma – sempre lei.
Cosa è che la rende tanto particolare da un punto di vista artistico? Intanto la sua biografia che si snoda fra l’esercizio della nobile professione di puttana ad Oakland, bruscamente interrotta al momento in cui avrebbe dovuto soddisfare un cliente turco (lei! greca!), il cabaret insieme a delle drag queen con le quali abitava sempre ad Oakland, i suoi studi di pianoforte e quindi il suo faticoso apprendistato per far sì che la sua straordinaria estensione di quattro ottave fosse ridotta ad uno strumento vocale perfetto. A tutto ciò si deve aggiungere due stupri (come avranno fatto dio solo lo sa perché non deve essere semplice metterla sotto e per il fisico e per il carattere, devono averla presa di sorpresa) e la morte del fratello Philip Dimitri Galas (un commediografo gay) avvenuta per aver contratto l’AIDS, fatto evidentemente più scioccante degli stupri per la Galas, che a questo tema ha dedicato buona parte della propria produzione (ed agli stupri niente).
La prima parte della carriera della Divina è altamente sperimentale ed è interamente basata sull’utilizzo della voce, tanto che dopo Schrei X, si apre una serie di dischi che include la trilogia della Plague Mass (la Messa per la Peste) in cui sulle basi elettroniche o del pianoforte suonato dalla stessa Galas si innestano varie tracce di voce alcune delle quali in loop e la narrazione si dipana (in diverse lingue fra cui l’italiano, il francese e il greco) attraverso i vari flagelli della modernità e su tutti la discriminazione sessuale e etnica. Il senso di dolore inflitto ed autoinflitto (significativo il brano Eauton timoroumenos che richiama il titolo di una tragedia di Sofocle “Colui che punisce sé stesso”) pervade attraverso l’uso straziante della voce. I rapporti conflittuali con la famiglia e con le proprie origini (significati dalla pasoliniana “Supplica a mia madre”), l’aggressione verbale di “Double Barrel Prayer”, il flagello divino della malattia che disgrega l’uomo pervadono Saint of the Pit, Litanies of Satan, You Must Be Certain of the Devil.
A un certo punto della propria carriera (tutta percorsa con l’etichetta Mute che quanto a pezzi da novanta non scherza, basti pensare a Depeche Mode, Moby, Einstuerzende Neubauten, Nick Cave) la Divina incontra John Paul Jones, l’ex bassista dei Led Zeppelin e compone con lui un album che cambia parzialmente le carte in tavola, Sporting Life. Qui la musica si vena di blues e i toni si abbassano, seppur sempre aggressivi e dolorosi. Il disco è bello e dà il via ad una parte della produzione della Galas che tende a remakes di standard blues reinterpretati alla propria maniera e culmina in questo senso con il doppio CD “La Serpenta Canta”.
Nota personale:ho avuto modo di vedere due concerti di Diamanda Galas in due momenti diversi della sua carriera. La prima volta era il tour legato a “Litanies of Satan” e lei si presentò a torso nudo sul palco, coperta di sangue, con un leggio che sfogliava cantando appunto le Litanie di Satana ed un mixerista che prendeva la sua voce dai vari microfoni e li metteva in loop creandole la base su cui cantare; il secondo a Scandicci in teatro dove per due ore una Diamanda in abito da sera e sola al pianoforte cantava “Dark End of the Street” durante il tour de “La Serpenta Canta”. In questa occasione trascinai con me lo Scozzese che apprezzò enormemente nonostante il suo iniziale scetticismo.
Altre due parole vanno spese per l’ultima creazione di Diamanda nel quale viene denunciato un fatto storico molto noto, ma affatto trascurato da tutti questi idioti che si preoccupano tanto dei diritti dei popoli sottomessi, ma che di questo – chissà perché – non fanno parola. Tra il 1923 ed il 1929 Ataturk, il creatore della moderna – si fa per dire – Turchia, mentre si dedicava a questo nobile compito di dare forma alla Repubblica Turca sulle ceneri dell’Impero Ottomano, si dette anche allo sterminio metodico delle minoranze greco-anatoliche (di fede ortodossa), compiendo un vero e proprio genocidio. Difixiones, Wills and Testaments è il doppio CD che Diamanda ha dedicato alla propria etnia e al suo genocidio.
Siamo in attesa (è annunciata l’uscita a breve) di Guilty Guilty Guilty. Appena lo avrò sentito, sarà mia cura parlarvene.
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